L’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani – Parte 1

Recyclable packaging

Con Deliberazione di Giunta Regionale n. 69/15 del 23.12.2016 è stato approvato l’aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.

L’aggiornamento si è fatto attendere dal momento che la pianificazione del precedente piano aveva validità fino al 2012.

Il piano è ben strutturato ed è stato redatto dall’Università degli Studi di Cagliari da un Team di esperti guidati da Prof. Aldo Muntoni.

Coerentemente alle direttive comunitarie il piano prevede delle azioni specifiche per il raggiungimento degli obbiettivi.

In questo articolo verranno trattati gli obbiettivi e le azioni di piano del “Programma di prevenzione e riduzione dei rifiuti” e  “Lo sviluppo delle attività di raccolta differenziata”.

La riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti è il primo punto analizzato nel piano. Il target molto ambizioso rispetto all’attuale Programma nazionale per il conseguimento di riduzione è al 31.12.2022 fissato al 10% per unità di P.I.L. rispetto al 2010, il doppio rispetto a quello nazionale fissato al 5% entro il 2020.

Conseguentemente anche gli obbiettivi in termini di percentuali di raccolta differenziata  e la preparazione al riutilizzo dei rifiuti sono fissati molto più in alto rispetto ai valori prescritti dal D.Lgs. 152/06 e rispettivamente all’80% e al 70% in peso dei rifiuti entro il 31.12.2022.

Certo è che non sarà stato facile barcamenarsi tra i principi virtuosi e i controsensi della politica regionale. Infatti per quanto il piano, in maniera lungimirante e in linea con le direttive europee si ponga subito come obbiettivo quello di limitare il recupero energetico ai materiali non riciclabili,  non riesce a mantenere la sua coerenza neanche formale, ammettendo come azione funzionale al raggiungimento degli obbiettivi, il recupero dei rifiuti da imballaggio attraverso l’incenerimento con recupero di energia. E’ fuori dubbio che sia stato fatto uno studio di semantica al fine di trasmettere in prima lettura valori assolutamente positivi e virtuosi, ma allo stesso tempo legalizzare in deroga ciò che di fatto non può essere evitato, vista la dotazione impiantistica della Regione Sardegna e la piena volontà di non modificarla a favore del recupero di materia, così come auspicherebbe l’indirizzo verso un’economia circolare.

La perdita di materiali preziosi è una costante delle nostre economie. In un mondo in cui la domanda di risorse finite e talvolta scarse non cessa di aumentare, la concorrenza si acuisce e la pressione su queste risorse degrada e indebolisce sempre più l’ambiente, l’Europa può trarre benefici economici e ambientali dall’uso più adeguato di queste risorse. A partire dalla rivoluzione industriale lo sviluppo delle nostre economie è avvenuto all’insegna del “prendi, produci, usa e getta”, secondo un modello di crescita lineare fondato sul presupposto che le risorse sono abbondanti, disponibili, accessibili ed eliminabili a basso costo. È opinione sempre più diffusa che questo modello compromette la competitività dell’Europa.

L’introduzione del Comunicato dell’Unione Europea descrive in maniera semplice ed esaustiva le motivazioni che spingono l’Europa a inserire un obbiettivo Verso i Rifiuti Zero nelle sfide 2020, e il piano regionale sposa elegantemente tale indirizzo, ponendo come azione per la riduzione dei rifiuti interventi sulla progettazione dei prodotti, sui cicli di produzione, la promozione di consumi sostenibili e stili di vita meno indirizzati al consumo.

Il raggiungimento degli obbiettivi passa attraverso azioni di piano tutt’altro che semplici, quali:

  1. Incentivare la produzione sostenibile attraverso la promozione e diffusione di strumenti di eco-management da parte delle attività produttive che immettono sul mercato prodotti che poi divengono rifiuti urbani e la diffusione del marchio (Ecolabel) e non meno importante vigilare sull’applicazione delle migliori tecnologie disponibili da parte delle attività produttive che posso dare origine a rifiuti urbani durante il rilascio delle autorizzazioni;
  2. Incentivare il Green public procurement (acquisti pubblici verdi) rafforzando così il già vigente PAPERS “Piano di Acquisti Pubblici Ecologici della Regione Sardegna” e programmando l’aggiornamento in linea con il nuovo contesto normativo incentrato sullo sviluppo di un’economia circolare;
  3. Incentivare la preparazione per il riutilizzo dei materiali post consumo, attraverso l’istituzione di veri e propri centri per il riutilizzo e lo scambio da realizzare presso i centri di raccolta comunali già esistenti o in fase di realizzazione;
  4. Azioni di informazione e sensibilizzazione (non manchino!!) che diffondano quanto esplicitato nei precedenti punti, attraverso incontri pubblici, convegni etc;
  5. Introduzione di strumenti economici, fiscali e di regolamentazione come la commisurazione degli oneri di termovalorizzazione/smaltimento alla quantità dei rifiuti prodotti, secondo un principio di progressività delle tariffe unitarie, attivazione della tariffa puntuale per le utenze;revisione dei meccanismi di tassazione dei conferimenti in discarica; introduzione di sistemi fiscali premiali per i processi produttivi a minore produzione di rifiuti;
  6. Promozione della ricerca;
  7. Misure specifiche per i flussi di rifiuti prioritari.

Sulle misure specifiche dei flussi prioritari, il piano individua delle azioni da incentivare, programmare e attuare nell’arco dei 5 anni di attuazione del piano.

Per la riduzione della produzione di rifiuti biodegradabili le azioni messe in campo sono incentrate sulla riduzione dello spreco alimentare, un cancro dei nostri tempi, e in particolare:

  • Raccolta dei cibi e alimenti ancora commestibili e consegna a circuiti alimentari alternativi;
  • Promozione della filiera corta;
  • Riduzione degli scarti alimentari a livello domestico .

Per la riduzione della produzione di rifiuti di carta e cartone si è fatta leva sulla sempre più accresciuta digitalizzazione di tutti i servizi di comunicazione per cui le azioni individuate sono:

  • Riduzione della posta indesiderata;
  • Dematerializzazione della bollettazione e degli altri avvisi;
    Riduzione del consumo di carta negli uffici.

Per la riduzione dei rifiuti da imballaggio sono state individuate delle misure comuni a tutti i materiali, di seguito riassunte:

  • Interventi sulle modalità di produzione degli imballaggi stessi che prevedono:
    • risparmio di materia prima impiegata per la realizzazione di nuovi imballaggi e conseguente incentivazione all’utilizzo delle MPS nei processi di produzione;
    • riutilizzo dell’imballaggio, per gli usi consentiti dalla norma anche in riferimento alle norme sull’imballaggio degli alimenti;
    • ottimizzazione della logistica;
    • semplificazione dell’imballo;
  • Favorire il consumo di acqua pubblica;
  • Favorire la diffusione di punti vendita di prodotti alla spina.

Per la riduzione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) sono state programmate le seguenti azioni:

  • Interventi per favorire la creazione di centri di riparazione AEE;
  • Interventi per favorire la creazione di centri per il riutilizzo di AEE;
  • Campagne di sensibilizzazione sul consumatore;

Per la riduzione dei rifiuti pericolosi sono state programmate le seguenti azioni:

  • Realizzazione di una rete efficiente di conferimento;
  • Realizzazione di campagne informative.

Il piano contiene anche degli indirizzi e azioni di supporto per le raccolte differenziate, infatti basandosi sul recente Decreto Ministeriale del 26 maggio 2016 relativo al calcolo sulla percentuale di raccolta differenziata, il piano prevede che tale calcolo sia applicato per la definizione della percentuale dell’80% di RD da raggiungere entro il 2022.

Un punto molto importante del Piano,riguarda gli indirizzi dati nel paragrafo 6.2.2. – Articolazione e frequenza dei servizi, infatti coerentemente alla scelta di incentivare la tariffazione puntuale delle utenze, si consigliano delle frequenze più consone al raggiungimento degli obbiettivi e in particolare la raccolta del secco residuo con frequenza quindicinale sia per le utenze domestiche che per quelle specifiche.

Questo è un passo da gigante, in quanto le Amministrazioni Comunali si ostinano a programmare frequenze bisettimanali per la raccolta del secco, per raggiungere paradossali frequenze 7/7 nel periodo estivo nelle zone a forte vocazione turistica.

Insomma il messaggio è forte e chiaro, diminuzione delle frequenze del secco residuo per incentivare l’aumento della percentuale di RD e la riduzione della produzione di rifiuti. Senza tralasciare l’aspetto quasi più importante per il cittadino, ovvero quello economico. Una ridotta frequenza di raccolta infatti consentirebbe non solo di risparmiare sui costi di conferimento, ma sopratutto sui costi del servizio. Infatti non bisogna mai dimenticarsi che la raccolta intesa come costi di personale e mezzi incide al 70% sui servizi di Igiene Urbana.

Il Piano da grande peso anche ai Centri di Raccolta Comunali e alle strutture di supporto alle raccolte differenziate PaP. Nell’analisi delle criticità legate proprio alle autorizzazioni degli Ecocentri si fa esplicito riferimento all’impossibilità di poter introdurre il rifiuto indifferenziato (CER 200301) in regime di autorizzazione ai sensi del D.M. 08/04/2008, argomento più volte trattato anche da noi proprio per i problemi oggettivi che crea nella gestione dei sistemi integrati. Inoltre viene calorosamente sconsigliato l’utilizzo di pratiche, che anche se ammesse dalla norma, andrebbero assolutamente evitate, come ad esempio istituire piccole isole ecologiche con cassonetti stradali in prossimità dei centri di raccolta. Inoltre sempre relativamente alla gestione dei centri di raccolta si raccomanda una durata più restrittiva rispetto alla norma nazionale di 48 ore anziché 72 per la frazione merceologica biodegradabile.

Inoltre viene rimarcato il ruolo che i centri di raccolta potranno e dovranno assumere per l’evoluzione del riutilizzo, divenendo anche centri di scambio.

Ecco che riappare un gioco di semantica. Insomma che la Regione Sardegna non sia d’accordo con l’attivazione del compostaggio di comunità e con il compostaggio domestico già si era capito dagli indirizzi sulle raccolte differenziate che obbligavano i comuni in maniera tutt’altro che sottile a conferire la FORSU presso gli impianti di compostaggio, pena il mancato raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata  qualora non si fossero raggiunti degli standard di percentuale in peso della FORSU rispetto al secco indifferenziato.

Infatti il paragrafo sul compostaggio domestico titola “La problematica del compostaggio domestico e del compostaggio di comunità”.

La verità, al di la delle analisi relative all’impossibilità di computare le quantità dei rifiuti organici gestiti con le compostiere domestiche (autocompostaggio) che sono demandate all’emanazione di un decreto attuativo (ancora assente), è che la Regione Sardegna a suo tempo ha finanziato la realizzazione di diversi impianti per il trattamento della FORSU, in particolare “impianti di compostaggio” che a lungo andare, con l’applicazione delle raccolte differenziate PaP si sono rivelati sovradimensionati rispetto alle reali esigenze. Questo ha costretto la stessa regione, in barba al principio di prossimità, ad obbligare i comuni al conferimento in detti impianti di compostaggio per garantirne la sopravvivenza e giustificare l’investimento, oltre che non far fallire le aziende che li gestiscono. Questo però ha costituito un elemento di costo troppo elevato ed ha impedito il naturale sviluppo di nuovi impianti con tecnologie più idonee e avanzate.

Nel piano stesso in più punti si evidenzia il fatto che gli impianti di compostaggio sono ormai obsoleti dal punto di vista impiantistico.

Inoltre si fa riferimento al fatto che non ci siano state esperienze positive sul territorio relative al compostaggio di comunità. Questo perché la regione Sardegna ha sempre rifiutato proposte in tal senso a meno che non fossero in fase sperimentale. Tale diniego veniva sempre giustificato dicendo che “in caso di istanza di autorizzazione verrebbe rigettato e inviato a VIA per incoerenza con il Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani”. Sicuramente di fronte a questo nessuna amministrazione comunale avrebbe intrapreso una “guerra” con la regione per la realizzazione di un progetto di questo genere. Tale diniego veniva esteso a qualsiasi impresa e/o Ente avesse intenzione di fare un impianto per il trattamento della FORSU.

Comunque visto il D.M. 26/05/2016 non si è potuto fare a meno di considerare l’autocompostaggio, un elemento computabile al fine del conseguimento della percentuale di raccolta differenziata, attraverso una formula contenuta nel paragrafo6.2.4..

Nessuna novità e/o nota di merito sull’organizzazione dei Servizi di Igiene Urbana. Ci si aspettava qualcosa di più dettagliato e personalizzato in relazione alla gestione della Posidonia Oceanica. Anzi su questo punto si segna una nota di demerito, in quanto ad un certo punto c’è stato un calo di tensione e per far riferimento alla Posidonia si scrive “alghe marine”, mentre la Posidonia si sa è una PIANTA.  Si conferma il modus operandi della D.G.R. n. 40/13 del 06.07.2016.

 

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 PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI SEZIONE RIFIUTI URBANI – AGGIORNAMENTO

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